mercoledì 31 agosto 2016

Pandorum





Non esiste l’essere umano perfetto.
Intendo “perfetto” per i cliché della società moderna.
Un uomo o una donna “perfetti” non possono esistere per una ragione evolutiva specifica: basterebbero a se stessi.
Non necessiterebbero di interazione. 
Sarebbero dei microcosmi perfettamente funzionanti.

Per ironia della sorte, questo assioma è massimamente autentico per quanto concerne la natura spirituale di ognuno di noi.
Ma per quello che riguarda la materialità è quanto mai falso e fuorviante.
Riflettiamoci.
Non potrà mai esistere una donna magra che cucina come Julia Child, che alleva 2 figli con amore e dedizione, che tiene in ordine la casa, che ha una carriera professionale vincente, che fa fitness e sfoggia un bikini invidiabile, che legge quotidianamente libri di ogni tipo e vanta una capacità di conversazione degna di un premio Nobel per la letteratura, che trova il tempo di andare a pranzo fuori con le amiche, che ha preso parte pur fugacemente ad un reality show in TV, che prepara cene di rappresentanza per il marito, che partecipa a eventi di beneficenza per la lotta sul cancro, che stira cantando come Cindarella, che ha una vita sessuale degna di essere raccontata in qualche libro erotico, che parla 5 lingue, che usa il PC meglio di Steve Jobs, che fa shopping ed è stilosa almeno quanto una modella di Mark Jacobs, che gioca a nascondino con il figlio del vicino di casa per essere più simpatica, che guadagna come l'AD di una multinazionale, che butta la spazzatura danzando verso il cassonetto, che guida come Senna, che pratica meditazione come uno yogi, che tiene conferenze su come conciliare famiglia e carriera e che – en fin – cattura Pokemon con successo di pubblico e critica. 

Mi spiace deludere le aspettative del mondo là fuori.
Una donna così – né un uomo suo pari – potranno mai esistere.
E per una semplice ragione: sarebbero inutili. E noiosi.

La grandiosità di questa vita è il non bastare a se stessi per le questioni pratiche e bastare pienamente a se stessi per quel che concerne il lato interiore.
Eppure il paradigma esistenziale si è invertito.
Le persone pensano di essere vuote dentro e lottano per essere colme di “talenti” fuori - sempre che andare in palestra e avere addominali scolpiti possa essere considerato un talento.
Ironicamente, la questione si palesa esattamente all’opposto.
Siamo finiti dentro lo specchio e non ci accorgiamo che ne siamo prigionieri.
L’immagine che proietta la nostra Ombra non siamo noi, ma l’ideale platonico alla rovescia.
Abbiamo tutti percorso la famosa tana del Bianconiglio per ritrovarci in Cina a testa in giù.
Con la nausea e il mal di testa.

Ma niente panico…  Si torna indietro.
Magari non da dove si è usciti (che sarebbe spreco di esperienza).
Ma si torna.

L’Illuminazione non è altro che rimembrarsi del proprio stato originario.
Non c’è nulla da scoprire. 
Basta solo ricordare.


Buon viaggio a tutti.
La Dea dell'Ovest

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